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4ward Blog

Quattro passi per costruire un modern data center

By 4ward 23 agosto, 2018

Cuore pulsante della digital enterprise, il modern data center necessita di una revisione urgente, con l’aggiornamento degli asset tecnologici e soprattutto il totale ripensamento delle architetture. Se il business corre sempre più veloce, il datacenter deve garantire un adeguato livello di flessibilità e performance per il mantenimento dell’efficacia applicativa e quindi la piena soddisfazione degli utenti, riducendo contemporaneamente i costi e puntando all’efficienza energetica.

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Ma come si suol dire, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e la quotidianità difficilmente rispecchia i desiderata. Attualmente l’80% dei budget IT è impegnato nella complicata gestione delle infrastrutture, sottraendo la capacità di investimento dell’azienda in progetti di innovazione software ben più più remunerativi e fondamentali per la crescita della competitività aziendale.

La capacità di ribaltare o almeno bilanciare la proporzione 80-20 - ovvero il rapporto tra le attività di manutenzione del data center e le iniziative di ammodernamento applicativo - è l’obiettivo a tendere di ogni divisione IT. La strada per la costruzione del modern data center, completamente ottimizzato per minimizzare le operations e supportare le applicazioni con la dovuta efficacia, non è esente da difficoltà e presuppone alcune considerazioni a monte. Di seguito, i quattro passi fondamentali per un datacenter continuamente aggiornato e ottimizzato.

 

1 - Conosci il tuo datacenter

Il primo step decisivo è l’assessment preliminare. I responsabili del dipartimento informativo devono avere una chiara visione e consapevolezza dell’esistente. Ciò non significa semplicemente conoscere gli asset tecnologici presenti nell’infrastruttura aziendale, ma piuttosto delineare tutte le relazioni che intercorrono tra le diverse componenti e definire la mappatura dettagliata dei processi che avvengono dentro e fuori il perimetro aziendale.

 

2 - Pianifica il modern datacenter

A questo punto, è possibile individuare eventuali colli di bottiglia e sacche di obsolescenza, cercando di studiare per ogni problematica la risposta tecnologica più adatta. La regola da tenere a mente in queste valutazioni è il conseguimento del massimo grado di efficienza ed efficacia (“do more with less” per sintetizzare all’americana), nonché la necessità di variare metodologie e soluzioni (la filosofia del “one fits all” insomma va superata in favore di un approccio più critico e lungimirante). Da vagliare indubbiamente tutte le più moderne tecnologie che permettono l’efficientamento dei sistemi: dallo storage flash (dalle prestazioni straordinarie e via via più accessibile sotto il profilo dei costi ) all’edge computing (che sposta la potenza di elaborazione sempre più vicina alle fonti dati) fino ai meccanismi software-defined (che grazie all’intelligenza artificiale permettono al datacenter di autoregolarsi in base alle richieste prestazioni).

Più in generale, oggi qualsiasi data center moderno, flessibile e in grado di garantire business continuity a tutta l’azienda, dovrebbe pendere verso il paradigma ibrido, che miscela sapientemente soluzioni on-premise e cloud.

L’ingaggio di figure esperte come il Cloud Architect possono facilitare sia il processo di analisi sia la scelta delle nuvole e dei provider, riducendo la componente di rischio e accelerando la ristrutturazione del datacenter.

Terminate le attività di solution / provider selection, bisogna procedere con la stesura di una roadmap ragionata che contempli procedure e tempistiche, senza trascurare i dettagli ed eventuali cambi di rotta in caso di failure.

 

3 - Esegui l’upgrade zero downtime

Dopo la fase di progettazione e sulla base del piano elaborato, si passa allo stadio propriamente esecutivo. Il focus va tutto a favore dell’efficienza operativa, cercando di minimizzare gli impatti sul business e le interruzioni di servizio (l’operazione dovrebbe rispettare l’approccio “live” che contempla il mantra “(near) zero downtime”). Ogni upgrade del datacenter deve incontrare necessariamente l’appoggio e il coinvolgimento dei suoi stakeholders, ovvero gli utenti aziendali. Perché tutto fili liscio durante le attività di aggiornamento, si rende indispensabile la collaborazione delle Lob, che vanno adeguatamente informate e preparate con un’intensa attività di change management a monte. Avvalersi di partner competenti (vendor o system integrator) è molto più che aggiungere la ciliegina sulla torta, ma è un ingrediente essenziale per la buona riuscita del progetto.

 

4 - Evolvi la datacenter transformation

Ma il lavoro non termina con l’ultima spunta sulla check list degli updates tecnologici: la datacenter transformation è un’attività sempre aperta e in progressione. La verifica delle componenti e delle inefficienze deve essere una costante per stilare una roadmap di ulteriori ottimizzazioni al fine di un miglioramento continuo e necessario alla sopravvivenza aziendale.

 

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