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Quali sono le differenze tra telelavoro e smartworking?

Smartworking e telelavoro sono due facce della stessa medaglia? La risposta, evidentemente, è no. Anche se a volte vengono usati impropriamente come fossero sinonimi, siamo di fronte a due modalità di lavoro concettualmente molto diverse tra loro.

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In un certo senso, potremmo definire lo smartworking (lavoro agile) come l'evoluzione del telelavoro e non solo perché quest'ultimo è più anziano da un punto di vista "anagrafico" essendo nato già negli anni '70.

In fondo, il telelavoro consiste nell'eseguire da casa un incarico invece che svolgerlo all'interno della sede aziendale. Resta inevitabilmente legato a:

  • tempi;
  • controlli;
  • orari d'ufficio piuttosto rigidi.

Lo smartworking, invece, valorizza maggiormente l'autonomia individuale del lavoratore valutando soprattutto il risultato.

Intendiamoci, per l'azienda l'obiettivo è sempre lo stesso: ridurre i costi e aumentare la produttività migliorando, allo stesso tempo, la qualità di vita del lavoratore che potrà così conciliare meglio vita e lavoro.

Quello che è bene precisare è che il lavoro agile è una nuova modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato e non una nuova tipologia contrattuale.

Va anche detto che, per quanto riguarda lo stipendio, gli smartworkers hanno diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda.

Oggi basta avere un computer connesso alla Rete per poter lavorare ovunque ci si trovi e in qualsiasi momento della giornata. Ecco allora che l'operato dello smartworker diventa difficile da "misurare" solo ed esclusivamente in termini di ore lavorate, al contrario del telelavoratore che lo svolge in orari ben stabiliti.

Anche dal punto di vista normativo, in Italia il telelavoro è stato recepito nel 2004 (attraverso il cosiddetto accordo interconfederale) mentre lo smartworking è stato in un limbo normativo prima che a metà di quest'anno fosse pubblicata ufficialmente la legge: "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato" che lo ha regolato in maniera più precisa.

Ma quando parliamo di telelavoratori e smartworkers, di quante persone stiamo parlando?

Se escludiamo tutti i freelance e i liberi professionisti che utilizzano quotidianamente strumenti tipici dello smartworking ma ci concentriamo solo sui lavoratori dipendenti scopriamo che attualmente circa 250 mila persone tra impiegati, quadri e dirigenti beneficia di una forma di lavoro agile (7% dei lavoratori dipendenti) mentre i telelavoratori in Italia oscillano tra il 2,3 e il 5% del totale degli occupati.

Ma c'è un altro dato interessante da considerare: quasi il 50% delle grandi aziende sta già sperimentando forme di lavoro agile per i propri dipendenti (attualmente la media nei Paesi dell'Unione Europea è del 17%). Merito del web, della diffusione dei device portatili e, soprattutto, dalle aziende che hanno già puntato su queste forme di lavoro negli anni scorsi ottenendo risultati notevoli in termini sia di aumento della produttività che di contenimento dei costi.

Cosa vuol dire? Che se il telelavoro non ha avuto in Italia lo stesso successo riscontrato in altri Paesi, per lo smartworking le prospettive sembrano decisamente migliori.

Smart working nella tua azienda

 

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